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Espulso imam dal Ministro dell'Interno

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Scuola Elementare: imam predicava che ascoltare musica occidentale costituiva peccato

Nella serata di mercoledì 30 settembre 2015, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di espulsione emesso il 28.8.2015 dal Ministro dell'Interno per "motivi di ordine pubblico" (art. 13 comma 1 decreto legislativo 25.7.1998 n. 286) nei confronti di M. S., cittadino algerino nato nel 1979, residente in provincia di Vicenza, imam di un centro islamico di un comune del vicentino. L'espulsione trae origine da un fatto accaduto il 21 gennaio 2015, presso una scuola elementare di questa provincia, quando, nel corso di una lezione scolastica di educazione musicale, alcuni alunni (almeno 3), giovani ragazzi di circa 10 anni della classe quinta, tutti di origine magrebina e di fede islamica, si tapparono le orecchie per non sentire la melodia diffusa con finalità d'istruzione. Le motivazioni addotte dagli stessi alunni richiamavano gli insegnamenti ricevuti dall'imam del centro islamico da loro frequentato, il quale, nelle lezioni coraniche che comunemente presiede, aveva predicato che ascoltare musica ed utilizzare strumenti musicali costituisce peccato. Dopo l'accaduto, la DIGOS della Questura di Vicenza, ha avviato serrate e riservate indagini sul conto del citato imam che hanno comprovato la veridicità dell'accaduto. Da tali indagini è altresì emerso che l'algerino aveva ormai da tempo abbracciato l'ideologia islamica salafita, scevra da contaminazioni occidentali e che in qualità di imam del centro islamico costituiva un carismatico punto di riferimento per la comunità, dimostrandosi particolarmente attivo nell'indottrinamento dei fedeli su posizioni marcatamente radicali. Allo stesso modo sono state accertate incisive ed autorevoli forme di convincimento nei confronti di minori di fede islamica, inducendoli ad assumere comportamenti palesemente ostili alla cultura occidentale ed a manifestare il desiderio di poter compiere in futuro finanche gesti eclatanti, anche violenti e con l'uso delle armi una volta diventati adulti. Dagli accertamenti svolti è altresì emerso che il cittadino algerino manteneva strette relazioni con esponenti del mondo islamico di orientamento marcatamente radicale e dediti alla promozione di principi originari dell'Islam ed alla diffusione dell'ideologia salafita (verosimilmente anche all'insaputa del resto delle comunità). Non intratteneva rapporti con cittadini italiani, se non con quelli convertiti all'Islam, rifuggendo qualsiasi forma di integrazione con la società italiana. Nonostante, quindi, l'interessato si trovasse in Italia dal 2002 (titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato dalla Questura di Udine ove aveva parimenti svolto le funzioni di imam presso quella comunità islamica, si era poi trasferito nel vicentino dalla fine del 2013), non risultava inserito nel contesto sociale di riferimento. Tale quadro complessivo, rappresentato al Ministro dell'Interno dalla DIGOS di Vicenza, ha comportato l'emissione del citato provvedimento di espulsione, ritenendo lo straniero una minaccia per la sicurezza dello Stato. L'espulsione è stata di fatto eseguita mediante respingimento alla frontiera marittima di Civitavecchia da parte della Polizia di Frontiera di quello Scalo Marittimo. Infatti, l'algerino, per il periodo estivo (e prima dell'emissione del provvedimento) risultava essere tornato in patria per un breve soggiorno. All'atto del reingresso in Italia (avvenuto il 30.9.2015 alle ore 14.00 circa), proveniente da Tunisi a bordo di motonave, sottoposto ai controlli di frontiera, gli è stata notificata l'espulsione del Ministro ed quindi stato respinto nel Paese di provenienza mediante reimbarco su motonave diretta a Tunisi, partita da Civitavecchia alle ore 19.30 circa. Per dieci anni non potrà rientrare in Italia, pena la reclusione da uno a quattro anni. Per completezza d'informazione si precisa che l'episodio del 21.1.2015, avvenuto presso la segnalata scuola elementare, è stato l'unico riscontrato. Dopo l'accaduto, infatti, gli studenti che frequentano il citato centro islamico - evidentemente "richiamati" dagli stessi docenti - non hanno più reagito alle lezioni di educazione musicale con le modalità evidenziate nel menzionato episodio. Tuttavia, anche in seguito, hanno mostrato un palese calo di rendimento e pur assistendo alle lezioni, è risultato chiaro che in ambito familiare non si siano più esercitatinello studio e nella pratica della musica: alunni originariamente particolarmente portati per tale materia, verosimilmente proprio dopo il contatto con gli insegnamenti del precettore coranico ed a seguito delle scelte educative delle proprie famiglie di origine che seguono gli insegnamenti dello stesso imam, non hanno più potuto seguire la propria aspirazione di proseguire gli studi in una scuola ad indirizzo musicale.
08/10/2015

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