Questura di Siracusa

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PACHINO – LA POLIZIA DI STATO ESEGUE UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE NEI CONFRONTI DI DUE PERSONE

una misura cautelare degli arresti domiciliari ed una misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Siracusa

Su richiesta della Procura della Repubblica di Siracusa, a seguito di indagini coordinate dal Sost. Proc. della Rep. Dott. Marco DRAGONETTI, il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pachino, diretto dal Vice Questore dott.ssa Antonietta MALANDRINO, eseguiva l’ordinanza del G.I.P. di Siracusa dott.ssa Carla FRAU, che disponeva nei confronti di ACCAPUTO Vincenzo, nato ad Avola il 27.04.1993, la misura cautelare degli arresti domiciliari  e nei confronti di MELFI Fabrizio, nato a Modica il 31.07.1994, la misura cautelare del divieto di dimora nella Provincia di Siracusa.

 L’ordinanza di applicazione della misura cautelare giungeva all’epilogo di una delicata attività investigativa condotta da personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pachino, a seguito di quattro distinte rapine (due consumate e due tentate), commesse, il 1° febbraio 2019, da due persone travisate, di cui una armata di un fucile a canne mozze.

Detti delitti, posti in essere dagli odierni indagati, venivano perpetrati sia nel Comune di Pachino che nel vicino Comune di Portopalo di Capo Passero, in un arco temporale di poche ore l’una dall’altra, in maniera seriale e con evidente astuzia criminale facendo uso di armi, nello specifico utilizzando un fucile modificato. 

Si elencano gli eventi delittuosi contestati:

  1. rapina consumata in Pachino presso il  rifornimento di carburanti “Lukoil” di via G. Pascoli, ove venivano sottratti la somma di euro 1200;
  2. rapina tentata in Portopalo di Capo Passero, in Via Carlo Alberto ai danni di un anziano;
  3. rapina tentata in Portopalo di Capo Passero presso una rivendita di tabacchi posta sul corso principale;
  4. rapina tentata aggravata in Pachino ai danni di un uomo, avvenuta in via Lincoln, dinanzi alla banca Unicredit filiale di Pachino, dopo aver prelevato dallo sportello bancomat.

 

Gli elementi di prova raccolti nel corso delle indagini evidenziano un quadro accusatorio di assoluta gravità indiziaria in ordine ai fatti contestati che si fondano sulle scrupolose attività di indagine svolte dal Commissariato di P.S. di Pachino.

Rilevanti nel complesso dell’indagine sono state il tracciamento degli spostamenti degli indagati attraverso le telecamere delle varie zone in cui sono stati commessi i delitti contestati, ma anche le intercettazioni e i tabulati telefonici autorizzati dalla Procura della Repubblica di Siracusa che ha coordinato le attività investigative.

I risultati conseguiti dagli investigatori del Commissariato di P.S. di Pachino hanno messo in luce un vero disegno criminoso architettato da ACCAPUTO Vincenzo e da MELFI Fabrizio, che già nei giorni precedenti alla rapina, con premeditazione, si munivano di un fucile a canne mozze col chiaro intento di commettere dei reati. Ed infatti, nell’arco di un’unica serata commettevano, in concorso, varie rapine a mano armata tra Pachino e Portopalo di Capo Passero.

Gli autori delle rapine, peraltro, tra un evento e l’altro, adottavano anche l’astuzia di cambiarsi di abito per sviare le indagini, circostanza questa che veniva accertata grazie alla ricostruzione video che evidenziava come il punto di partenza di ogni delitto fosse l’abitazione di ACCAPUTO Vincenzo.

Infatti, proprio le telecamere di quella zona consentivano di cristallizzare la strategia criminale degli indagati e comparare gli abiti indossati con quelli immortalati dalle telecamere che insistono nei luoghi in cui venivano perpetrati i singoli delitti e con gli indumenti sequestrati presso l’abitazione dei sospettati.

Analogamente, altri impianti di videosorveglianza privata svelavano il percorso e l’auto usata, riconducibile ad ACCAPUTO, che la sera in esame aveva consentito a quest’ultimo e a MELFI di spostarsi tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, circostanza rilevata altresì dalla analisi dei tabulati dei telefoni in uso ai medesimi.

Le modalità della condotta tenuta da entrambi gli indagati, sebbene per buona parte le rapine non siano andate a buon fine, denotano uno studio capillare e certosino per la commissione dei delitti loro contestati che ha portato il G.I.P. ad emettere la misura in oggetto.


31/08/2019

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