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IL PERICOLO CORRE SUL WEB, E LA POLIZIA ANCHE!

IL PERICOLO CORRE SUL WEB, E LA POLIZIA ANCHE!

I ragazzi sono oggi costantemente connessi alla rete Internet, ed i genitori sono, a volte, ignari dei pericoli presenti nella rete anche a causa del continuo evolversi dei sistemi e della applicazioni fruibili dai minori che sono presenti sul web e che sono in continua espansione. Esiste una vera e propria dipendenza dai Social e dagli Smartphone, e i giovani si connettono alla rete più volte al giorno, svegliandosi persino la notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare. Questo fenomeno oramai coinvolge numerosi adolescenti che si iscrivono ai Social-Network, come ad esempio i noti “Facebook”  ed “Instagram”, anche prima dei 13 anni, in violazione delle c.d. “Policy” che regolano l’età minima per l’accesso a questi servizi. 

Ma il web, oltre che uno strumento utile per socializzare, può nascondere numerose insidie, soprattutto per gli adolescenti che, in ragione della loro giovane età, hanno una scarsa capacità critica e di valutazione del pericolo. Sono numerosi i casi che giungono sulle scrivanie degli investigatori della Polizia di Stato che, al passo con i tempi, monitorano costantemente i vari fenomeni criminali e contrastano anche quei reati che vengono commessi sulla rete internet, soprattutto in danno delle fasce deboli: proprio in questi giorni, la Polizia di Stato di Novara – nello specifico la Squadra mobile, ha proceduto all’esecuzione della custodia cautelare in carcere di un uomo, docente di una scuola media, che adescava delle ragazzine minorenni con l’intento di compiere degli atti di natura sessuale. Il docente, come in numerosi casi di cronaca, proprio tramite l’utilizzo dei maggiori Social-Network entrava in contatto con alcuni profili di ragazze minorenni e, con identità fasulle, le adescava carpendone la fiducia con lusinghe ed apprezzamenti, scambiando con le stesse materiale pornografico. Le indagini, condotte dagli investigatori e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno fatto emergere dei gravi fatti che vedevano coinvolto il docente: il professore, anche in virtù della capacità di entrare in empatia con le minori, dopo essersi informato della loro età, si faceva inviare delle fotografie dal contenuto pornografico, facendo delle proposte esplicitamente sessuali. Inizialmente, al fine di adescare le minorenni, imboniva le stesse affermando di avere un’età compresa tra i 22-23 anni, ben inferiore a quella reale, spacciandosi per agente assicurativo, con delle condotte prodromiche al raggiungimento dei suoi intenti criminali. In altri casi, in ragione della sua reale attività, era persino riuscito a compiere degli atti sessuali con una minore degli anni sedici.

La Polizia di Stato intende porre l’attenzione sul fatto che gli utenti che si servono delle rete Internet hanno, nella la maggior parte dei casi, meno di diciotto anni: molti adulti sono convinti che la navigazione in internet sia un’attività sicura e priva di insidie, e per questo motivo vi è una scarsa informazione di cui il genitore dispone, che si trasforma, alle volte, in una scorretta educazione nell’uso del cellulare, del pc o del tablet da parte dei minori.

Il controllo della cronologia delle ricerche, la verifica delle conversazioni sul telefono e sui vari gruppi ai quali i minori accedono, il posizionamento del computer all’interno di una stanza comune anziché in quella personale dei bambini, o raccomandare i minori nell’evitare di fornire informazioni personali nei siti web e conferire un limite di tempo da trascorrere davanti ad un computer, installare il c.d. “parental control” sulla navigazione del web, sono solo alcune delle regole che andrebbero applicate per evitare che i ragazzi possano incorrere in pericoli che sono sempre dietro l’angolo. Il mondo virtuale rappresenta per i giovani il riflesso di una dimensione nella quale tutto ciò che si desidera può essere ottenuto con estrema facilità, alle volte precorrendo persino i tempi. Tutto ciò, alle volte, è la conseguenza in chiave moderna di un ascolto negato o di un mancato dialogo all’interno dei luoghi “reali”: il dialogo con i genitori, il contatto umano sono una delle cose che non dovrebbero mai mancare e che possono arginare, in parte, questi fenomeni criminali. Dove non si riesce a prevenire queste tipologie di reato, la Polizia di Stato si impegna costantemente nella lotta a tali crimini con delle Sezioni della Squadra Mobile specializzate nei reati contro le fasce deboli. Denunciare o comunque portare a conoscenza l’Autorità di alcune situazioni o comportamenti dei minori che possono apparire agli occhi dei genitori delle semplici “stranezze”,  così come è avvenuto in questo specifico caso, serve, e le Istituzioni dello Stato sono pronte nel fornire una veloce risposta e ad assicurare alla Giustizia gli autori di questi vili crimini.


23/10/2019

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