Questura di Massa Carrara

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Squadra Mobile

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Arrestato e condannato per prostituzione giovane straniero

In data 13 ottobre 2011, è stato condannato dal Tribunale di Massa ad una pena esemplare, il cittadino macedone M S.,di anni 41, originario della MACEDONIA che, nelle date 11 e 13 agosto 2010, in Marina di Massa si era reso responsabile del sequestro di persona delle prostitute romene , di cui una minorenne e di numerosi altri efferati delitti commessi in varie province del nord Italia, reati per i quali è stato arrestato da questa Squadra Mobile.

Lo straniero, tradotto all'udienza dal carcere di Prato, dove si trova recluso dal 25 agosto 2010 in stato di custodia cautelare, grazie alla dettagliata informativa finale della Squadra Mobile di Massa, che ha ricostruito tutti i suoi movimenti e tutti i reati da lui commessi, sia in questa Provincia che in quella di Brescia e Trento, dove gravitava, è stato condannato alla pena esemplare di anni 10 e mesi 6 di reclusione. Il Giudice , nel dispositivo di sentenza, ha disposto anche la sua espulsione dal Territorio Nazionale, all'atto della scarcerazione, che avverrà ben oltre i 10 anni visto che gli ha revocato un precedente indulto di cui il M.N aveva beneficiato quando condannato dal Tribunale di Brescia alla detenzione, per sfruttamento della Prostituzione

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica , erano immediatamente state avviate all'alba del 13 agosto 2010, poiché un'amica di B.I.M., non vedendola rientrare e dopo averla sentita gridare aiuto quando l'aveva chiamata, dava l'allarme alla sala operativa della Questura.

La Squadra Mobile si attivava immediatamente, procedendo alla geo localizzazione del telefono in uso alla prostituta scomparsa e, rilevando che agganciava celle compatibili con il transito sull'autostrada A1, aveva conferma trattarsi di un sequestro di persona ed inviava pattuglie nelle località man mano indicate dalle celle. In assenza di qualsiasi indicazione circa la autovettura e data l'ampiezza del territorio coperto dalle celle, le ricerche erano particolarmente difficoltose e venivano allertate tutte le Questure del Nord-Italia.

La notte stessa la Polizia di Frontiera di Verona, rintracciava la B. presso la sala d' attesa dell'Aeroporto che chiedeva aiuto ai viaggiatori. La giovane, in stato di choc e con scarsa padronanza della lingua italiana, riusciva a raccontare a quel personale soltanto che le era stata rubata la borsa.

Personale della Squadra Mobile di Massa si portava subito in quel capoluogo per ricondurre in Massa la giovane donna, così da ricostruire la sua vicenda ed acquisire tutti gli elementi utili ad individuare l'autore del suo sequestro. La ragazza, supportata dall'amica che aveva dato l'allarme e che fungeva da interprete, raccontava di essere stata avvicinata da un uomo di circa 40 anni, mai visto prima, che, con la scusa di volere una prestazione sessuale, la faceva salire a bordo della sua autovettura, una piccola utilitaria. Una volta in auto l'uomo estraeva una pistola, gliela puntava al fianco , le ordinava di non gridare e di non dimenarsi , le strappava la borsa di dosso e le diceva che l'avrebbe condotta sino a Venezia, dove l'avrebbe fatta prostituire per lui.

Dal retro dell'auto compariva poi una giovane donna, complice del sequestratore, che aveva il compito di vigilare sulla ragazza ed impedirle tentativi di fuga. Dopo un lungo tragitto in autostrada, verso località che la giovane non sapeva indicare, l'uomo l'aveva condotta in una casa, dove lasciava la sua complice .

Costringeva poi B.I.M. a salire nuovamente in auto, e, picchiandola e minacciandola di utilizzare la pistola, la conduceva in un terreno poco distante ove abusava di lei. La giovane riferiva di essere riuscita a scappare nel corso della notte poiché aveva simulato un malore e convinto la giovane complice del sequestratore, a farla accompagnare ad un Pronto Soccorso.

Lì, mentre l'uomo parlava con l'addetto alla ricezione dei pazienti, si era data alla fuga all'interno del parcheggio dell'Ospedale, chiedendo un passaggio ad un'anziana coppia.

Mentre era in corso la ricezione della denuncia della sfortunata prostituta, il personale della Squadra Mobile veniva informato che la notte dell'11 agosto, una prostituta minorenne era stata soccorsa in autostrada da automobilisti in transito. La giovane , aiutata mentre scalza ed urlante, correva lungo l'autostrada A15, aveva raccontato di essersi liberata dopo essere stata rapita in Marina di Massa.

Subito veniva rintracciata anche la minorenne e condotta presso gli uffici della Squadra Mobile ove gli operatori, verbalizzando le sue dichiarazione, avevano conferma trattarsi del medesimo sequestratore della sua connazionale . La minore riferiva infatti di essere stata rapita da uomo che l'aveva fatta salire a bordo della sua auto, chiedendole una prestazione sessuale e che poi, minacciandola con una pistola, le aveva detto che l'avrebbe portata via con lui. Anche in quel caso, dal bagagliaio dove si era nascosta , era uscita una complice dell'uomo.

Le serrate indagini della Squadra Mobile, rese difficoltose dal fatto che nessuna della due giovani aveva mai visto prima l'uomo, nè sapevano indicare dati precisi dell'auto utilizzata, si concentravano sull'individuazione dei luoghi ove B.I.M. era stata portata, riuscendo ad individuare la meta finale ed un albergo dove l'uomo, fornendo a lei ed alla complice falsi documenti, aveva preso uno stanza per riposarsi, che aveva poi abbandonato senza pagare il conto.

Incrociando vari dati si riusciva ad identificarlo con certezza e, facendo poi visionare le sue foto alle due rapite ed all'albergatore, sia aveva la certezza che M. S. era l'autore dei due sequestri e di appurare che , purtroppo , la sua complice altri non era che sua figlia naturale , di anni 16.

A proposito della figlia emergeva una triste storia di abbandono, poiché la ragazza, mai riconosciuta dal padre naturale, che non aveva mai visto, mossa dal desiderio di conoscere le sue origini, lo aveva rintracciato mentre si trovava in affido presso una comunità. Era riuscita a contattarlo e l'uomo , approfittando del suo desiderio di instaurare un legame, la sottraeva , con il suo consenso, dalla comunità cui era stata affidata dai servizi sociali e la portava in giro con sé per tutta l'Italia, istigandola a delinquere ed ad essere sua complice in reati molto efferati.

Al fine di fermare un violento e spietato criminale, che non esitava neppure ad approfittare dei sentimenti della propria figlia di 16 anni, la Squadra Mobile di Massa, si poneva alla sua ricerca , inviando il proprio personale nella provincia di Brescia al fine di bloccarlo. Il predetto , molto attento a non lasciare tracce, cambiava continuamente zone ed alberghi, grazie al fatto, che come si scopriva al momento della cattura, aveva diversi documenti d'identità rubati e falsificati , che utilizzava per registrare sia lui che la figlia, negli alberghi di varie località del bresciano , ove si era diretto.

L'attività incessante di indagine condotta senza sosta dalla Squadra Mobile, permetteva di bloccare il M. S. in Darfo Boario Teme, la notte del 25 agosto 2010 mentre,armato di pistola funzionate e carica , in compagnia della figlia e di un altro complice si stava apprestando a commettere una rapina.

L'uomo veniva sottoposto al fermo d'iniziato della Polizia Giudiziaria e tradotto presso il carcere di Brescia da dove, su richiesta del P.M. titolare dell'indagine, dr.ssa SOFFIo, veniva poi trasferito in quello di Prato.

La sfortunata figlia, una volta arrestato il padre, intendeva collaborare con gli investigatori, confermando dei sequestri di persona, cui suoi malgrado, aveva dovuto partecipare.

Essendo evidente, per la personalità violenta e senza scrupoli del M.S. e per la sua incallita propensione a delinquere, che lo stesso fosse abitualmente dedito ad attività criminali, la Squadra Mobile di Massa indagava su rapine particolarmente violente avvenute a prostitute della provincia della Brescia e su furti in appartamento avvenuti sia nelle zone del Lago di Garda che in provincia di Trento, e ne individuava il M. S. quale autore.

Una volta raccolti elementi di prova a carico del M.S anche in ordine a questi ulteriori efferati reati, il Dirigente della Squadra Mobile di Massa e la sua vice, che hanno condotto le laboriose indagini, si portavano ancora una volta nella Provincia di Brescia, ove sottoponevano nuovamente ad interrogatorio la sfortunata figlia del M. S.

La giovane sempre più decisa a collaborare e sottrarsi all'influenza psicologica del padre naturale, confermava la sua colpevolezza anche in tutti gli altri reati scoperti, fornendo dettagli precisi che soltanto chi era stato con l'autore all'atto della commissione poteva conoscere.

La ragazza, ribadiva che mossa dal voler avere un padre cui fare riferimento, per due mesi era stata in balia del M.S. , che non aveva esitato a plagiarla prima ed a minacciarla e maltrattarla poi pur di assoggettarla al suo volere.

Attualmente è stata affidata ai nonni materni ed ha ripreso gli studi.

Il M. S. certo che le prove raccolte dagli investigatori della Squadra Mobile a suo carico per tutta la lunga serie di efferati crimini da lui commessi, erano inoppugnabili, ha richiesto, per tramite del suo difensore di fiducia, di poter accedere al rito del giudizio abbreviato, così da beneficiare di uno sconto di pena.

Il Giudice ha accolto in pieno le richieste dell'accusa, rappresentata in aula dalla stessa, dr.ssa SOFFIO, P.M. titolare dall' inizio dell'indagine, in ordine all'erogazione di una pena esemplare che, determinata dal cumulo dei reati commessi, era stabilita in 15 anni di detenzione in regime di carcerazione, divenuti 10 anni e sei mesi per la riduzione dovuta alla scelto del rito abbreviato, oltre che le spese di procedimento. Nelle pene accessorie è stata prevista anche interdizione da pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente la tutela e curatela, circostanza che gli impedirà di esercitare la potestà genitoriale sulla figlia naturale , qualora riconosciuta.

Gli è stato inoltre revocato nella medesima sentenza un precedente indulto di cui il M. Aveva beneficiato quando condannato dal Tribunale di Brescia nel 2009 alla detenzione per sfruttamento della Prostituzione. Gli anni di carcere che il M. dovrà scontare quindi saranno più dei 9 che ancora gli restano, perché vi verrà aggiunta la pena residua del precedente indulto.


14/10/2011

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