Questura di Macerata

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Il Capo dela Polizia Gabrielli a Recanti per ricordare Roberto Antiochia, un poliziotto di appena 23 anni vittima della mafia

recanati - capo polizia

comunicato stampa del 22 settembre 2019

Il Questore di Macerata PIGNATARO  ha promosso dallo scorso anno, l’iniziativa “ L’esempio del coraggio - il valore della memoria” per ricordare uomini straordinari delle Istituzioni che hanno donato la propria vita, consapevoli che il loro lavoro sarebbe rimasto come esempio della lotta in difesa dei più deboli .

Il fine di questa iniziativa ha lo scopo di lasciare un ricordo indelebile di questi uomini, come messaggio di speranza e di legalità rivolto soprattutto alle nuove generazioni, intitolando loro una via, una piazza, uno spazio verde o altro luogo.

La proposta, insieme ad altri comuni, è stata accolta con entusiasmo anche dal sindaco di Recanati Antonio BRAVI, e domani, alle ore 11.00, verrà intitolato un piazzale, retrostante il palazzo comunale, all’Agente della Polizia di Stato  Roberto ANTIOCHIA ucciso dalla mafia a Palermo il 6 agosto 1985.

Alla cerimonia, che si inserisce nel piu’ ampio programma di festeggiamenti per il bicentenario della stesura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, è prevista la presenza del Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Franco GABRIELLI, dei fratelli di Roberto ANTIOCHIA e di alcuni funzionari di Polizia all’epoca dei fatti in servizio a Palermo, tra i quali il Dott. Francesco PELLEGRINO dirigente della Squadra Mobile. La squadra mobile costituita da questi valorosi dirigenti di Polizia, era soprannominata “l’avamposto degli uomini perduti” per il loro coraggio e la loro determinazione nel fronteggiare un nemico forte ed insidioso come la mafia che spadroneggiava non solo in Sicilia ma in tutta l’Italia.

Roberto ANTIOCHIA svolgeva il proprio lavoro e serviva lo Stato, come sottolinea in ogni occasione da tempo il signor Capo della Polizia, con “Disciplina e Onore”. Attraverso queste parole, il signor Capo della Polizia rinnova, sottolinea e dona valore inestimabile, a quei principi fondamentali di uno Stato di diritto: come la fedeltà alla Repubblica, disciplina e onore di cui oggi sembra smarrito il senso.

Il 6 agosto 1985 Roberto ANTIOCHIA giovane poliziotto e ragazzo di fiducia di CASSARA’, mentre lo scortava a casa dopo tre giorni di permanenza in ufficio, un gruppo di nove uomini armati di mitra  appostati nel palazzo di fronte a quello dove vive Cassarà, comincirono a sparare sull'Alfetta di scorta. Antiochia, cercando di fare scudo con il suo corpo a Cassarà, sceso dall'auto per raggiungere il portone di casa, rimase ucciso dagli spari. Cassarà, rimasto ferito dagli innumerevoli spari dei mitra, riusci’ a raggiungere il portone, ma spiro’ sulle scale di casa tra le braccia della moglie Laura, accorsa dopo aver visto l'accaduto insieme alla figlia dal balcone della sua abitazione.

Il 17 febbraio 1995, la terza sezione della Corte d'Assise di Palermo condanna all'ergastolo cinque componenti della Cupola mafiosa (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca e Francesco Madonia) come mandanti del delitto.

L’eroe Roberto ANTIOCHIA per il suo sacrificio è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:

«Agente della Polizia di Stato, in servizio a Roma, mentre era in ferie, spontaneamente partecipava in Palermo alle delicate e difficili indagini sull'omicidio di un funzionario di polizia, con il quale aveva in passato collaborato, consapevole del pericolo cui si esponeva nella lotta contro la feroce organizzazione mafiosa. Nel corso di un servizio di scorta, rimaneva vittima di proditorio agguato ad opera di spietati assassini. Esempio di attaccamento al dovere spinto all'estremo sacrificio della vita.»