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Operazione antidroga Welfen

Monfalcone - Operazione antidroga Welfen

Stroncato qualche mese fa il fenomeno dello spaccio della “Yaba” (la cosiddetta “droga di Hitler”) che dilagava per lo più tra i giovani della comunità bengalese di Monfalcone, la Polizia di Stato ha smantellato, sempre a Monfalcone, un altro fiorente mercato di sostanze stupefacenti, questa volta prevalentemente di cocaina.

Il nuovo filone di  indagine, diretto dalla Procura della Repubblica di Gorizia, ha avuto inizio nei primi mesi del 2018, indirizzato, in primis, all’individuazione dei responsabili di un fiorente traffico di droga (cocaina ed hashish) attivo nel mandamento monfalconese.

Sono iniziati così una serie di appostamenti e pedinamenti che permettevano di identificare uno dei principali artefici dell’illecito traffico nonché di individuare i canali di approvvigionamento dello stupefacente.

All’inizio di marzo uno dei soggetti, che fungeva da corriere per il sodalizio, veniva intercettato, insieme alla sua convivente, all’uscita del casello autostradale di Ronchi dei Legionari e trovato in possesso di 150 gr. di cocaina e di 1 kg di hashish; durante la perquisizione della loro abitazione di Turriaco veniva poi trovata una pistola a tamburo calibro 38, di provenienza furtiva, ed il relativo munizionamento. Nell’appartamento venivano inoltre sequestrate attrezzature per il confezionamento e la pesatura della droga in dosi e materiali utili per il taglio della cocaina.

Entrambi venivano tratti in arresto.

A seguito di ciò, i principali destinatari della droga operanti nel monfalconese si vedevano costretti a cercare ulteriori canali di approvvigionamento, considerato che quello principale si era  momentaneamente interrotto.

L’ulteriore attività degli investigatori del Commissariato Distaccato di Pubblica Sicurezza di Monfalcone permetteva così di individuare un nuovo filone di spaccio di cocaina, proveniente dalla Slovenia, e che aveva come principale referente sul territorio nazionale un pregiudicato italiano abitante a Ronchi dei Legionari; proprio presso la sua abitazione, sita all’interno del plesso scolastico del comune della “bisiaccheria”, aveva sede la base logistica dell’illecita attività perpetrata in Italia.

Grazie ad incessanti attività d’investigazione, utilizzando anche strumentazione tecniche sia per la visione “occulta” che per l’intercettazione di conversazioni, che si protraevano per diversi mesi, era possibile monitorare l’attività dei soggetti coinvolti nel traffico, identificare il corriere straniero che recapitava i carichi di droga, i “cavalli” locali che per conto dello spacciatore distribuivano la cocaina ai consumatori finali.

Veniva effettuato, in un primo tempo, un sequestro ritardato di circa 200 gr. di cocaina e due ulteriori cospicui sequestri della medesima sostanza (per oltre 300 gr.), individuando i nascondigli utilizzati dai pusher.

Venivano altresì effettuati degli arresti la cui esecuzione veniva “ritardata”, in accordo con l’Autorità Giudiziaria, al fine di non rivelare l’attività investigativa in atto.

Una volta individuati tutti gli elementi ritenuti utili alle indagine, alla fine di maggio si procedeva ad arrestare in flagranza di reato il principale corriere sloveno dell’organizzazione, assieme al pusher residente a Ronchi dei Legionari, in occasione della consegna di una ulteriore partita di cocaina (100 gr.) presso l’abitazione di quest’ultimo.

Il costante monitoraggio del primo filone, che non era mai stato interrotto, permetteva, nel frattempo, di individuare un altro corriere, che aveva deciso di riattivare il canale bloccato dagli arresti di marzo.

A metà giugno, infatti, dopo svariati servizi veniva intercettato a Cervignano del Friuli, mentre scendeva dal treno proveniente da Venezia, un cittadino di origine campana, residente a Monfalcone, che trasportava 50 gr. di cocaina; l’uomo aveva incaricato un suo conoscente di venirlo a prendere presso lo scalo friulano per poi essere accompagnato a Monfalcone, pensando così di riuscire ad eludere eventuali controlli di Polizia.

L’escamotage risultava però inutile in quanto lo stesso veniva comunque  individuato dagli uomini del Commissariato di Monfalcone ed arrestato in flagranza di reato.

In sintesi, l’attività investigativa ha permesso di disarticolare una fiorente attività di spaccio che gestiva considerevoli quantità di cocaina ed hashish nel mandamento monfalconese, nonché i relativi canali di approvvigionamento.

Le indagini, iniziate nei primi mesi del 2018 e da poco concluse, hanno permesso di trarre in arresto 5 persone in flagranza di reato ed indagare in stato di libertà una decina di persone.

Nel complesso, sono stati sequestrati oltre 800 gr. di cocaina, 1 kg di hashish, 200 gr. di marijuana,  una pistola  cal. 38, provento di furto, ingenti somme di denaro provento di spaccio, attrezzatura per il confezionamento, la pesatura ed il taglio di sostanze stupefacenti, veicoli e supporti informatici.

Il Tribunale di Gorizia ha emesso diversi provvedimenti cautelari di limitazione della libertà personale destinati ad alcuni dei soggetti coinvolti; sono stati, altresì, effettuate oltre una ventina di perquisizioni, sia locali che personali, ed identificati numerosi acquirenti delle sostanze stupefacenti cedute dal sodalizio nonché altri soggetti implicati a vario titolo nell’illecito traffico.

In considerazione della quantità di droga sequestrata e dello spessore criminale dei soggetti coinvolti, si può tranquillamente affermare che l’operazione Welfen sia una delle maggiori operazioni antidroga condotte negli ultimi tempi nel monfalconese; la droga sequestrata, venduta al dettaglio avrebbe reso agli spacciatori oltre 100.000 euro.


22/11/2018

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