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MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA PER ANNI AMMONIMENTO DEL QUESTORE

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MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA PER ANNI AMMONIMENTO DEL QUESTORE

La misura dell’Ammonimento pone ancora una volta un qualificato freno agli atti di violenza domestica commessi nei confronti della vittima.

 

L’atto  è stato adottato dal Questore Capocasa, previa verifica dei fatti e attraverso l’acquisizione delle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti.

 

Un uomo   residente nella provincia di Ferrara di anni 41,  ha agito con violenza nei confronti della moglie. La vittima ha raccontato di subire sistematiche vessazioni psico-fisiche reiterate negli anni a causa dello stato di alterazione del marito che è solito assumere sostanze alcoliche.

L’ultimo episodio circa due mesi fa, quando l’ uomo rientrando a casa ubriaco, a seguito di una lite per futili motivi con la moglie convivente, incurante dello  stato di gravidanza, la aggrediva percuotendola con pugni, sferrati ripetutamente e proseguiti anche quando la vittima si accasciava a terra, alla presenza dei  quattro figli minori,  cagionandole lesioni personali gravi.

 

Immediatamente, veniva allontanato dalla casa familiare, e stante la gravità della vicenda, veniva avviata una indagine attraverso la procedura del “codice rosso” conclusasi con l’emissione da parte del GIP della  misura cautelare personale  del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla parte offesa.

 

Il Questore, con la misura dell’AMMONIMENTO, ha intimato  all’uomo di desistere da comportamenti e atti che possano mettere in pericolo l’incolumità o la sicurezza fisica o psicologica dei familiari, informandolo sui contenuti del protocollo ZEUS, che prevede un percorso trattamentale per gli autori di tali condotte al fine di interrompere una rischiosa escalation e favorire un pieno recupero dell’autore del reato.

 

L’assemblea generale dell’ONU, circa trent’anni fa riconosceva la violenza nei confronti delle donne come il reato più diffuso al mondo, una violazione dei diritti e delle libertà fondamentali priva di connotazioni etniche, sociali geografiche e religiose.

Un dramma sociale e culturale, una emergenza civile, retaggio della mancata educazione al rispetto della figura femminile e di una non corretta educazione sentimentale. L’attività operativa e di indagine, pur coronata da efficaci risultati nell’attività al contrasto, non risulta però sufficiente ad arginare un fenomeno che richiede un deciso cambiamento culturale a cui la Polizia di Stato deve assicurare il proprio contributo rendendosi promotrice  di un’attività di rete di un impegno corale tra tutti gli attori coinvolti quali forze di polizia , centri antiviolenza, operatori sanitari, Autorità Giudiziaria, associazioni e media.

I risultati dall’iniziativa avviata da ormai 5 anni: “ QUESTO NON È AMORE” , evidenziano l’emersione di casi che diversamente avrebbero potuto sfociare in episodi di rilevante gravità, consentendo, altresì, di supportare le vittime in quel faticoso percorso caratterizzato, nella generalità dei casi, da una forte fragilità psicologica e che tende a tenere nascoste le situazioni di rischio.

Oltre alla valenza informativa e di sensibilizzazione sul fenomeno, gli obbiettivi da perseguire sono sempre rivolti a favorire e agevolare un contatto diretto con le potenziali vittime, offrendo loro il supporto di un equipe multidisciplinare, capace di aiutare la donna a vincere la paura, rompendo l’isolamento e la vergogna.

L’essenza del servizio che ogni giorno migliaia di donne e uomini rendono ai cittadini, attraverso una incessante opera di accoglienza e ascolto dei bisogni e delle esigenze delle vittime di violenza di genere, è rappresentata dalla testimonianza da parte di una vittima di violenza domestica: “ Un pianto liberatorio, un abbraccio sincero, da parte di chi, aldilà di una divisa, sa infonderti coraggio, la mia vita riparte da una Questura”.

 

Appello del Questore Capocasa che ripete come un mantra: “ vinci la tua paura, i tuoi dolori, la tua vergogna, non sei sola, NOI ci siamo sempre” .

 

 


06/03/2021

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