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Tenta di farsi giustizia da solo, denunciato dalla Polizia di Stato

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Tenta di farsi giustizia da solo, denunciato dalla Polizia di Stato

Nel pomeriggio di venerdi, intorno alle ore 15.00, personale dell’Upgpsp, interveniva presso un esercizio commerciale su richiesta di una ragazza ferrarese  per una presunta truffa subita.

Agli equipaggi intervenuti sul posto, la giovane donna riferiva che nel 2019 aveva richiesto l’ausilio di un esperto di lingue, per la traduzione di un certificato penale in lingua turca necessario per la presentazione della richiesta di acquisizione della cittadinanza italiana da parte del cognato. La stessa aggiungeva, inoltre, di aver consegnato il documento da tradurre in originale, oltre ad una somma di denaro pari a 60 euro, per il pagamento della sua prestazione. Stante al racconto il traduttore si sarebbe reso irreperibile nei mesi successivi trattenendo, oltre alla somma di denaro, anche l’originale dell’atto.

Al fine di tornare in possesso della somma, ma soprattutto del documento, la donna, unitamente al cognato, decideva di contattare il “traduttore”, rintracciandolo su alcuni siti internet, fissando un appuntamento con lui.  Una volta sul luogo dell’appuntamento nasceva un diverbio tra i tre.

Il presunto interprete, sentito dai poliziotti in merito all’accaduto, dichiarava di lavorare da circa dieci anni come traduttore tra le province di Ferrara, Bologna e Rovigo e di essere stato contattato nel mese di maggio 2019 da una donna italiana della quale sconosceva il nome, che successivamente incontrava presso la stazione ferroviaria di Ferrara. In quella circostanza, la donna gli chiedeva di eseguire la traduzione di un certificato penale privo di apostilla, in lingua turca/inglese, consegnandogli anche una somma di denaro pari a sessanta euro come compenso per la traduzione in lingua italiana.

Il traduttore dichiarava di aver ricontattato la donna lo stesso giorno per farle presente che il certificato in questione era privo dell’apostilla turca oltre ad essere prossimo alla scadenza. A questa sua osservazione, la donna rispondeva che sarebbe stato procurato un nuovo certificato penale munito di apostilla durante un viaggio in Turchia. In seguito non aveva avuto più contatti con la donna.

Fino a quanto nella mattinata di venerdi riceveva sul proprio telefono un messaggio da parte di un numero a lui sconosciuto con la richiesta di traduzione di un certificato in lingua araba e di aver concordato, sempre per messaggi, un appuntamento per il pomeriggio presso un bar.

Presentatosi all’appuntamento il traduttore veniva avvicinato da un uomo, il quale  gli strappava di mano il telefono cellulare sbattendolo sul tavolo e provocandogli un graffio sul dorso e sul dito indice della mano destra, oltre alla rottura dell’unghia del dito mignolo della stessa mano.

Lo stesso uomo, subito dopo, afferrava l’interprete per la sciarpa ed iniziava a colpirlo con pugni al volto al collo ed al torace. La vittima precisava che non gli era stato possibile richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine in quanto l’aggressore l’aveva precedentemente privato del suo telefono cellulare.

L’interprete riusciva  a sfuggire alla presa dello sconosciuto e ad allontanarsi grazie all’intervento delle persone che bloccavano l’aggressore.

Quest’ultimo veniva successivamente identificato in un cittadino turco di 38 anni residente nella provincia di Rovigo e deferito all’A.G. per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.


04/03/2020

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