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TRENTO: OPERAZIONE “MANDINKA 2”

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Arrestati otto richiedenti asilo e due trentini

Sette richiedenti asilo centroafricani e due italiani, sono stati arrestati ieri mattina dalla Polizia di Stato di Trento, perché ritenuti responsabili di traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso della operazione scattata alle prime luci di martedì 7, la Squadra Mobile di Trento, diretta dal Vice Questore Aggiunto Salvatore Ascione, oltre ai nove citati ha arrestato, anche, un cittadino del Gambia per resistenza e violenza a pubblico Ufficiale ed eseguita una misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Ala (TN), nei confronti di un richiedente protezione sussidiaria nigeriano, con un totale di 11 persone coinvolte, a vario titolo, nei provvedimenti.   Questo è il primo risultato dell’operazione “Mandinka 2”, per la quale l’Autorità Giudiziaria di Trento, su richiesta del P.M. Davide Ognibene,  ha emesso diciassette ordinanze cautelari nei confronti di cittadini del Gambia, Guinea, Sierra Leone, Senegal, Mali, Nigeria ed Italia. L'operazione, denominata «Mandinka 2» ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento e Roma, Torino e Brescia, gestito da un'organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. Gli investigatori hanno denunciato ventiquattro  richiedenti asilo accolti in Trentino coinvolti a vario titolo nell’indagine della Squadra Mobile di Trento  contro lo spaccio di droga. Il lavoro del personale della Polizia di Stato ha preso spunto dalla prima  indagine denominata “Mandinka”, conclusasi l’anno scorso, quando a seguito di alcuni casi di overdose, verificatisi a Rovereto e a Trento, venne scoperto  come la droga era venduta dai richiedenti asilo  ospitati tra il centro di Marco ed altre strutture della città della quercia e del capoluogo, con un coinvolgimento di circa 20 profughi.  Proprio a seguito di quell’indagine la Squadra Mobile di Trento ha rilevato come dietro alle richieste d’asilo potessero nascondersi alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti. L’indagine nei confronti dei trafficanti in questione ha permesso agli inquirenti di individuare elementi di disturbo tra i profughi in modo da non inficiare la giusta attenzione al fenomeno dei richiedenti asilo. L’indagine ha dimostrato che lo stupefacente immesso sul mercato, prevalentemente eroina ed hashish, era spacciato oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche a minori, in piazza Dante, in piazza Santa Maria, fino al “Muse”.  Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia,  comunicavano tra di loro tramite Whatsapp ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia. In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle piazze più importanti di Trento a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche. La consorteria aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze dirette di quest’ultimi, si poteva consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti a controllo da parte della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti provenienti dalle valli, con un prezzo leggermente maggiorato, ma si permetteva a questi, se erano in cura al SER.D, di barattare il metadone con l’eroina. Metadone che poi veniva nuovamente immesso sul mercato e venduto a “fidati” amici residenti in provincia di Trento. 


10/02/2017

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