Questura di Massa Carrara

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Risolto il "giallo" delle Apuane

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Nel tardo pomeriggio del 30 dicembre 2016 giungeva notizia presso la Questura di Massa Carrara del ritrovamento, ad opera di alcuni escursionisti speleologi nella zona montuosa di questa provincia, di un cadavere che si trovava adagiato sotto un costone di roccia. Immediate e laboriose indagini, indirizzavano le ricerche  dapprima verso alcuni soggetti che risultavano scomparsi in questo comprensorio e di cui veniva segnalata l’assenza da parte di alcuni familiari. Successivamente le incongruenze rilevate, in sede d’investigazione, fornivano, tuttavia, alcune chiavi d’interpretazione del caso, assolutamente diverse. Infatti il cadavere si presentava munito di un giubbotto,di tipo invernale, che recava una misteriosa sigla, vergata a mano, con pennarello indelebile, proprio sull’etichetta retrostante, con dicitura 13 scotto,poi alcuni scontrini, quasi illegibili, di alcuni esercizi commerciali  di generi alimentari della zona di  una  provincia che si scoprira’ essere, attraverso una serie di comparazioni, Grosseto   e di una conchiglia (simbolo religioso del cammino di Compostela, in Spagna). Gli operatori della Polizia di Stato  Si decidevano, una volta  individuata la zona di Manciano e Porto Santo Stefano, ad effetture ricerche su eventuali scomparse ed assenze di cittadini di quei luoghi, tutte pero’ con esito negativo. L’attenzione degli investigatori si appuntava allora sulla sigla menzionata e segnata sul giubbotto, con una modalita’ del tutto simile al ‘modus operandi’ di soggetti che svolgono l’esistenza di vita all’interno di comunita’, onde evitare la confusione di capi di abbigliamento e vestiari vari. Le ricerche venivano direzionate su una comunita’ della zona di Grosseto, e  luoghi di cura della zona indicata, dove si apprendeva che, in una struttura di degenza per anziani, era stato ricoverato  un signore, nel frattempo deceduto.

Si giungeva alla scoperta che, all’atto della morte, un familiare del signore in questione, la di lui figlia, aveva donato, riconoscendolo come appartenente al defunto padre,  il capo di abbigliamento in questione ed il numero (13) impressovi dal personale della casa di cura per anziani “la Cupolina” di Manciano (GR) e che coincideva con il progressivo numero del ricovero, ad un individuo di colore, un clochard, che era solito frequentare la zona del cimitero del limitrofo paese di porto Santo Stefano (GR).

 Le ricerche venivano direzionate in quella zona e si appurava dalle investigazioni in loco,che l’individuo, di cui si cercava  di scoprire l’identita’, in realta’era un cittadino Domenicano senza fissa dimora, con numerosi precedenti penali, girovago, particolarmente religioso.

Non si conoscono, al momento, i motivi e le modalita’ attraverso cui il soggetto possa essere arrivato sulle Alpi Apuane nella provincia di Massa Carrara, vagabondando in zone impervie e difficoltose, meta anche di individui aspiranti l’eremitaggio. Si attende, comunque, un ulteriore esito da esami anatomici di medicina legale per avere certezza definitiva circa l’individuo identificato.


17/01/2017

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